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	<title>Donne In Azione &#187; violenza</title>
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		<title>Donne In Azione &#187; violenza</title>
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		<title>PROCESSO PER LE VIOLENZE&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Nov 2008 14:39:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>grexia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un nuovo commento nel mio blog! WOW che bello! Parla di &#8220;onore rispetto potenza&#8221;&#8230; di seguito in risposta infilo il comunicato stampa di Amnesty International che parla del processo sui fatti di Genova&#8230; Non siamo proprio soddisfatti dei risultati, ma chi vuol capire capisca!


PROCESSO PER LE VIOLENZE ALLA SCUOLA DIAZ DI GENOVA: TREDICI FUNZIONARI DELLO [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=donneinazione.wordpress.com&blog=928857&post=349&subd=donneinazione&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><strong>Un nuovo commento nel mio blog! WOW che bello! Parla di <a href="http://donneinazione.wordpress.com/2008/09/14/inferno-bolzaneto/" target="_blank">&#8220;onore rispetto potenza&#8221;</a>&#8230; di seguito in risposta infilo il comunicato stampa di Amnesty International che parla del processo sui fatti di Genova&#8230; Non siamo proprio soddisfatti dei risultati, ma chi vuol capire capisca!</strong></p>
<p><strong><a href="http://donneinazione.files.wordpress.com/2008/11/amnesty1.gif"><img class="aligncenter size-full wp-image-350" title="amnesty1" src="http://donneinazione.files.wordpress.com/2008/11/amnesty1.gif?w=220&#038;h=314" alt="amnesty1" width="220" height="314" /></a><br />
</strong></p>
<p style="text-align:center;"><em>PROCESSO PER LE VIOLENZE ALLA SCUOLA DIAZ DI GENOVA: TREDICI FUNZIONARI DELLO STATO CONDANNATI IN PRIMO GRADO. IL COMMENTO DELLA SEZIONE ITALIANA DI AMNESTY INTERNATIONAL</em></p>
<p style="text-align:justify;">Analogamente alla sentenza di primo grado sui fatti avvenuti nella caserma di Bolzaneto, quella emessa ieri sulle violenze nella scuola Diaz conferma che qualcosa di grave accadde a Genova nel luglio di sette anni fa.</p>
<p style="text-align:justify;">Tredici funzionari dello Stato sono stati condannati per le brutalita’ commesse nei confronti di decine di persone inermi. Amnesty International vuole sottolineare che, se il processo e’ giunto a tale conclusione, cio’ si deve alla tenacia dei pubblici ministeri e al coraggio delle vittime,<br />
delle organizzazioni che le hanno sostenute e dei loro avvocati, che hanno preso parte a centinaia di udienze in un contesto nel quale si e’ piu’ volte cercato di aggirare l’obiettivo dell’accertamento della verita’.</p>
<p style="text-align:justify;">Nonostante questo contesto, la sentenza di ieri afferma che, la notte tra il 21 e il 22 luglio 2001, un gruppo di agenti di polizia e un loro dirigente si sono resi responsabili di violenze brutali e gratuite all’interno della scuola Diaz.</p>
<p style="text-align:justify;">Amnesty International chiede ai vertici di polizia come intendano commentare questa parte della sentenza.</p>
<p style="text-align:justify;">Occorrerebbe chiedersi se una sentenza diversa, nella quale fossero state accertate ulteriori responsabilita’ penali nella catena di comando, avrebbe potuto essere favorita da un diverso comportamento delle autorita’ italiane che mai, in questi sette anni, hanno voluto contribuire alla ricerca della verita’ e della giustizia. In questi anni non abbiamo sentito una parola forte di condanna per il comportamento tenuto dalle forze dell’ordine nel luglio 2001, non c&#8217;e’ stata una commissione d&#8217;inchiesta, non si e’ risolto il problema dell&#8217;identificazione dei funzionari delle forze dell&#8217;ordine, non sono stati istituiti organi di monitoraggio indipendenti ne’ meccanismi correttivi interni.</p>
<p style="text-align:justify;">Davanti a questo quadro preoccupante, pesano le condanne e pesano le assoluzioni. Amnesty International valutera’ le une e le altre con maggiore dettaglio nel momento in cui saranno note le motivazioni della sentenza.</p>
<p style="text-align:justify;">FINE DEL COMUNICATO<br />
Roma, 14 novembre 2008</p>
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		<title>Le cose che danno PIACERE !!!</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Aug 2008 09:36:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>grexia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[donne]]></category>
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&#8220;Ma perchè le madri non si vergognano della gravidanza, non si vergognano del parto, non si vergognano dell&#8217;allattamento, e invece si vergognano del coito? Probabilmente perchè la gravidanza, il parto, l&#8217;allattamento non danno piacere, e il coito invece sì. Non vedo, tra i diversi fatti, altra differenza fondamentale oltre a questa. Ma perchè vergognarsi delle [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=donneinazione.wordpress.com&blog=928857&post=252&subd=donneinazione&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="aligncenter size-medium wp-image-273" src="http://donneinazione.files.wordpress.com/2008/08/danna-d_ginicidio1.jpg?w=101&#038;h=300" alt="" width="101" height="300" /></p>
<p><strong>&#8220;Ma perchè le madri non si vergognano della gravidanza, non si vergognano del parto, non si vergognano dell&#8217;allattamento, e invece si vergognano del coito? Probabilmente perchè la gravidanza, il parto, l&#8217;allattamento non danno piacere, e il coito invece sì. Non vedo, tra i diversi fatti, altra differenza fondamentale oltre a questa. Ma perchè vergognarsi delle cose che danno piacere?&#8221;</strong> scrive Laura Conti.</p>
<p>dal <a href="http://www.danieladanna.it/" target="_blank">libro GINOCIDIO di Daniela Danna</a>.</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/donneinazione.wordpress.com/252/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/donneinazione.wordpress.com/252/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/donneinazione.wordpress.com/252/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/donneinazione.wordpress.com/252/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/donneinazione.wordpress.com/252/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/donneinazione.wordpress.com/252/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/donneinazione.wordpress.com/252/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/donneinazione.wordpress.com/252/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/donneinazione.wordpress.com/252/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/donneinazione.wordpress.com/252/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/donneinazione.wordpress.com/252/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/donneinazione.wordpress.com/252/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=donneinazione.wordpress.com&blog=928857&post=252&subd=donneinazione&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>LUI IN FONDO MI AMA</title>
		<link>http://donneinazione.wordpress.com/2008/01/29/lui-in-fondo-mi-ama/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Jan 2008 18:20:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>grexia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
 
foto dal sito ritrattidinessuno.splinder.com 
&#8220;Lui in fondo mi ama 

Mi picchia perché mi ama 

Mi stupra perché mi desidera 

Mi ammazza perché è debole&#8221;
Riporto uno spezzone di un commento dal blog Controviolenza.org (mi ha colpito molto, volevo solo linkarlo, ma non mi è stato possibile). Buona lettura!
&#8220;IL DEMONE AMATO di Nic&#8221;
Una sera qualunque, in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=donneinazione.wordpress.com&blog=928857&post=108&subd=donneinazione&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div align="center"></div>
<p align="center"> <img src="http://donneinazione.files.wordpress.com/2008/01/mani-incarcerate.jpg?w=526&#038;h=369" alt="mani incarcerate" height="369" width="526" /></p>
<p align="right"><i>foto dal sito <a href="http://ritrattidinessuno.splinder.com/" target="_blank">ritrattidinessuno.splinder.com</a> </i></p>
<h2 align="center"><font color="#ff0000"><b>&#8220;Lui in fondo mi ama </b></font></h2>
<div align="center"></div>
<h2 align="center"><font color="#ff0000"><b>Mi picchia perché mi ama </b></font></h2>
<div align="center"></div>
<h2 align="center"><font color="#ff0000"><b>Mi stupra perché mi desidera </b></font></h2>
<div align="center"></div>
<h2 align="center"><font color="#ff0000"><b>Mi ammazza perché è debole&#8221;</b></font></h2>
<p><font color="#ff0000"><b></b></font><i>Riporto uno spezzone di un commento dal <a href="http://controviolenzadonne.freewordpress.it/2007/11/19/messaggi-dal-patriarcato/#comments" target="_blank">blog Controviolenza.org</a> (mi ha colpito molto, volevo solo linkarlo, ma non mi è stato possibile). Buona lettura!</i></p>
<p><b>&#8220;IL DEMONE AMATO di Nic&#8221;</b></p>
<p><b>Una sera qualunque, in una casa di ringhiera – dove il ballatoio è il luogo della socialità e le porte delle case rimangono aperte – un uomo punta il coltello contro la donna con cui vive e da cui ha avuto un figlio: non vuole che lei se ne vada per tre giorni in montagna col bimbo; la accusa di averlo tradito, mesi prima, sebbene lui stesso avesse avuto un’altra relazione, tempo addietro, quando lei era incinta.<br />
La settimana precedente mentre il bimbo dormiva aveva cercato di stuprarla: “Ti violento e poi mi ammazzo!” le diceva, ma l’alcol in corpo l’aveva fatto crollare prima. Per qualche giorno si era rifugiata altrove col figlio, ma poi era tornata, rassicurata dalle promesse e dai mea culpa del compagno.<br />
Ora è di nuovo lì, col figlio in braccio e il coltello puntato addosso. Una vicina di casa interviene immediatamente, e non è la prima volta. Nel frattempo un’altra donna si affaccia alla porta e urla “Che cosa stai facendo? Pensa a tuo figlio!”. Per tutta risposta si prende un pugno nello stomaco e il coltello alla gola: “Fatti i cazzi tuoi o ti faccio chiudere io quella bocca di merda!”, le intima l’uomo. Rapide, le tre donne si rifugiano dalla vicina. Arrivano anche i carabinieri. Il commissario entra nella casa in cui si trova l’uomo armato per parlare con lui. Il coltello sparisce abilmente e l’uomo racconta al commissario del tradimento, ottenendo la sua solidarietà. Soddisfatto, il militare raggiunge la donna nell’appartamento accanto per dirle “Signora, torni pure a casa a dormire” – nessun coltello rilevato e l’uomo è tranquillo. Sì, proprio quell’uomo che intanto si affaccia alle spalle del carabiniere e urla “Troia, sei una troia, siete tutte troie!”, sputando contro di loro. Già, quell’uomo è tranquillo, proprio tranquillo…<br />
Le donne si rivoltano, dicono al commissario che se succede qualcosa la responsabilità è anche sua, che non vuole vedere la gravità della situazione. Per tutta risposta il carabiniere intima rabbiosamente alla donna di preoccuparsi della propria moralità, che al suo lavoro ci pensa lui stesso.<br />
Come sia finita questa storia, una fra le migliaia di storie quotidiane di violenza, poco importa; è sufficiente dire che è finita in maniera meno peggiore di altre: nessuna, questa volta, è stata uccisa. Ma…<br />
Ma l’uomo col coltello è diventato un mito e nei giorni immediatamente successivi, mentre per telefono minacciava la compagna, nascosta col bambino in un luogo segreto, lo si poteva vedere in un pub del quartiere con una nuova donna. E poi con un’altra, e un’altra ancora.<br />
E quella che si è presa il coltello alla gola nel tentativo di intervenire è sparita dalla memoria; di fondo erano tutti d’accordo che si sarebbe dovuta fare i fatti suoi e non immischiarsi in questioni di coppia – perché queste violenze vengono poi sempre ridotte a “questioni di coppia”. E’ così che viene massacrata la maggior parte delle donne: per “questioni di coppia”. Picchiate, violentate o ammazzate da mariti, fidanzati, compagni, ex-mariti, ex-fidanzati, ex-compagni… da demoni amati.<br />
Robin Morgan, nel suo “Il demone amante” attribuisce agli uomini uno status attivo: quello di amanti. Ma se davvero si vuole estirpare il femminicidio alla radice, oggi è tempo di interrogarsi su costoro come oggetti dell’amore femminile: AMATI, più che amanti. Interrogarsi, quindi, sulla torsione che molte – troppe! – donne compiono su di sé per amare chi ha trascorsi violenti con altre donne, giustificandoli fino al punto di colpevolizzare se stesse per spiegarsi le violenze quotidiane subite o cadere nel meccanismo perverso dell’“Io ti salverò”, ancora convinte che l’amore possa rendere per sempre farfalla il peggior verme.<br />
Non si tratta di evocare il solito luogo comune del masochismo femminile. Occorre capire cosa sta alla radice, va sviscerato il senso paradossale di onnipotenza/impotenza che induce una donna a pensare “L’ha fatto con l’altra ma con me non lo farebbe mai”, per poi dirsi “Se l’ha fatto anche con me è solo colpa mia”, e in questo modo accusando le altre e poi se stessa, ma mai il demone amato.<br />
La violenza contro le donne è un problema terribile, e senza dubbio c’è bisogno di luoghi in cui le donne possano rifugiarsi e sentirsi sicure quando decidono di rompere la paura e l’omertà, di non continuare a subire, di sottrarsi alla violenza maschile. Ma di fronte a questa realtà possiamo continuare a pensare che la legge sia uno scudo efficace e sufficiente per difendersi da stupri e violenze, per difendersi dal demone amato, dal sogno d’amore, dall’“Io ti salverò”?</b></p>
<p><b>Come sottrarsi alla violenza autoinferta in anni spesi a convincersi che “Lui in fondo mi ama/ Mi picchia perché mi ama/Mi stupra perché mi desidera/Mi ammazza perché è debole”?<br />
Qualche decennio fa alcune donne decisero di aprire gli occhi e guardare contemporaneamente il mondo fuori e dentro di sé, di rompere la complicità – consapevole o inconsapevole che fosse – e di nominare le proprie miserie. Altre – troppe altre! – rimasero a coltivare il sogno d’amore, a convincersi che se avessero parlato con voce sommessa e non si fossero ribellate non avrebbero fatto innervosire lui che – poverino! – è tanto buono, bravo lavoratore e padre di famiglia, solo che certe cose gli fanno andare il sangue alla testa, e allora bisogna evitare proprio queste cose, e poi altre, e altre ancora, fino a morire rimanendo vive. Vive ma svuotate di vita.<br />
Chi non era di questa idea, mise a fuoco una realtà terribile: nella storia delle donne il matrimonio – scelto o imposto, poco importa – era il modo “migliore” per sottrarsi al rischio di stupro e violenza da parte di sconosciuti: si sarebbe, eventualmente, state stuprate e picchiate da uno solo e pure conosciuto. D’altronde ancora oggi si persuadono le donne a rimanere in casa per non correre il rischio di essere stuprate da sconosciuti. Perché se a stuprarti è un familiare la questione assume tutt’altro colore e nessuno ti dirà che sei stata violentata perché uscivi di sera, magari da sola, magari in minigonna, magari eri pure un po’ bevuta e, tutto sommato, un po’ puttana. Certo, perché le prostitute le si può violentare e ammazzare: sono loro che si mettono in pericolo esponendosi sulla strada, no? E poi il sesso è il loro mestiere quindi mica le può ferire uno stupro, no? In sintesi: è colpa loro. E il cerchio si chiude.</b></p>
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		<title>Siamo tutte parte lesa!</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jan 2008 13:45:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>grexia</dc:creator>
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PER OGNI DONNA STUPRATA E OFFESA
SIAMO TUTTE PARTE LESA!
La violenza è violenza forte, è violenza diretta, si riconosce a prima vista&#8230; ma esiste anche una violenza più subdola. E&#8217; la violenza del più forte, la violenza di chi si considera superiore e non ti permette di fare ciò che vuoi. La violenza è stupro o [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=donneinazione.wordpress.com&blog=928857&post=83&subd=donneinazione&ref=&feed=1" />]]></description>
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<div style="text-align:center;"></div>
<h2><b>PER OGNI DONNA STUPRATA E OFFESA</b></h2>
<h2><b>SIAMO TUTTE PARTE LESA!</b></h2>
<p align="justify">La violenza è violenza forte, è violenza diretta, si riconosce a prima vista&#8230; ma esiste anche una violenza più subdola. E&#8217; la violenza del più forte, la violenza di chi si considera superiore e non ti permette di fare ciò che vuoi. La violenza è stupro o meglio lo stupro è violenza. Ma la violenza è anche più lieve, è quel qualcosa che non ti fa vivere liberamente, che ti incatena ad un pensiero fisso, che ti cataloga.</p>
<div align="justify"></div>
<p align="justify">&#8220;Tu donna &#8211; dice la Violenza &#8211; Tu donna non sei all&#8217;altezza di un uomo, Tu donna (tanto peggio se sei una bambina che ascolta) chi ti credi di essere? Sei solo una donna!&#8221; Ed è il SOLO che colpisce, un SOLO che sminuisce, perchè io donna sono e donna voglio essere, diversa dal maschio ma non per questo inferiore. Sono donna come tu sei uomo, esseri alla pari che in un mondo ideale valgono uno quanto l&#8217;altro. Ma purtroppo non in questo mondo che è stato costruito dall&#8217;uomo per l&#8217;uomo e dal quale la donna è stata esclusa&#8230; anzi no, non esclusa, sarebbe stato meglio! La donna ha un ruolo, un ruolo ben determinato da quando nasce e altro non può essere, deve stare al suo posto, altrimenti viene punita e dal primo ruolo -LA MADRE- scende al secondo ed ultimo ruolo -LA PUTTANA- La donna o è madre o è puttana. Come possiamo riconoscerci in un mondo che ci limita così, che non ci sa descrivere e tanto meno sa cosa vogliamo! Diceva uno slogan : &#8220;SIAMO PIù DI METà DELLA POPOLAZIONE e COSA CONTIAMO?&#8221;.</p>
<div style="text-align:center;"><img src="http://donneinazione.files.wordpress.com/2008/01/schermata-5blu.png?w=561&#038;h=349" alt="la donna si deve muovere!" height="349" width="561" /></div>
<h2></h2>
<h3><b>&#8220;</b><b>TREMATE TREMATE</b></h3>
<h3><b>LE STREGHE SON TORNATE!&#8221; </b></h3>
<p><b></b></p>
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