MALAsanità sia qua che là…

 

Topo in gabbia

 

Piccola premessa: studio alla Facoltà di Medicina, ho voglia di fare e sono una donna. Tre elementi fondamentali nella storia che vi sto per raccontare.

La persona che mi ha parlato è un medico dell’ospedale che frequento come tirocinante.
Penso che la volontà di fare sia tutto nella vita.
E ancora sono assolutamente sicura che essere donna sia una condizione altamente discriminante!

Stamattina durante una delle troppe attese tra cui è costretto a lavorare un medico, ho intavolato una discussione con la mia dottoressa. Donna dalla grande esperienza (30 anni in ospedale), maturata sia in Italia che negli USA. Per prima lei mi nomina il recente documentario di Michael Moore “Sicko”, e mi riporta fatti reali in cui si è trovata come medico chirurgo negli Stati Uniti:
se il paziente ha un’assicurazione (ed è già fortunato, molti non ce l’hanno) che non copre l’intervento chirurgico che gli è necessario, viene rimandato a casa malato, semplicemente così come è arrivato oppure in alternativa può pagarsi l’intero intervento (sicuramente non economico);
nella cartella del paziente vengono riportati tutti gli strumenti usati durante l’operazione (anche tra garze e fili di sutura), più ne vengono usati più il conto finale sarà salato;
anche il medico è nel mirino delle aziende private e il più delle volte è denunciato dallo stesso ospedale per aver fatto spendere troppo oppure perchè la ferita si è guarita più tardi di un giorno e questo ha comportato un prolungamento della degenza…e quindi delle spese che l’ospedale ha sostenuto per quel paziente. Il medico sarà poi costretto a pagare di tasca sua tutti i soldi che ha fatto spendere in più.

Cosa può esserci di più triste di un medico che impara a guarire la gente e non può farlo? Lo sconforto aumenta, come sempre l’Italia cerca di mimare gli USA e cosa ne risulta? Un mostro fantozziano, in cui si bada alle spese senza avere neanche i servizi.

Passiamo al problema successivo: la disparità tra uomini e donne che come sempre si fa sentire in Italia… La chirurga, se donna, pur avendo più esperienza, viene relegata a lavori di minor responsabilità, come se non ne fosse capace! Ma ho obiettato io: le specializzande stanno aumentando anche nella chirurgia. Falsa parità, mi ha risposto, se poi si contano coloro che vengono assunti dopo la specialità, la proporzione si inverte a favore dell’uomo in maniera quasi imprevedibile! Ad esempio pensiamo quanti primari donne ci sono negli ospedali? Nell’ospedale dove frequento io (Padova) se ne contano pochi (3 – 4) e solo in reparti che non sono considerati prestigiosi… quindi i posti che l’uomo ha lasciato liberi! Spesso inoltre sono arrivate lì in alto perchè hanno avuto una bella spinta di aiuto, cosa che va molto di moda in entrambi i sessi.
Parole sue: “l’unica soluzione è che gli uomini lascino il campo libero (traduco se c’è un uomo e una donna candidati per lo stesso posto, l’uomo sarà sempre il favorito)”.
Lo stesso primario del suo reparto, pure essendo molto legato a lei, lavorando insieme da tanto, tranquillamente le dice “peccato tu sia donna”. Incredibile! Una situazione senza via di uscita, visto che donne siamo e donne vogliamo rimanere!

Ho chiesto “ma se ci sono tante specializzande, non potrebbero cercare di unirsi e lottare per la parità?”… purtroppo sembra che non tante percepiscano questa situazione, si spera sempre che tutto cambi quando deve toccare a noi… “a me non succederà perchè io mi impegnerò, io sono diversa” e così la tiritera continua!

Ultima frecciatina: metà dei posti letto nel reparto sono riservati ai pazienti del primario… e che gli altri aspettino, visto che non se lo possono permettere!

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Femminismo e Anarchismo a Padova
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